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CATENE
in AMORE
Roberto
Viscione Deposito
e Registrazione del 08/06/1999 3a
Puntata
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«Vedi, il disagio, che in pratica vuol dire provare emozioni sgradevoli, e cioè allontanarsi dallo stato di quiete, è l’effetto che si avverte a causa di un conflitto.
Il conflitto avviene sempre tra un desiderio ed una paura.
Queste sono strettamente relate: ad ogni desiderio preciso, corrisponde una paura ben precisa; ad esempio, al desiderio di essere stimati corrisponde la paura di essere umiliati, o al desiderio di essere preferiti, il timore di essere dimenticati.
E tanto più è alto
il desiderio, tanto più è alta la paura, e tanto più è alto il
conflitto che ne scaturisce, quindi più alto il disagio. Tanto più il
valore del desiderio scende, tanto più scende la paura che ne è
strettamente collegata, quindi di conseguenza scende il valore del
conflitto, e infine si abbassa il disagio.
Un esempio: se una
persona ti interessa tanto, il desiderio di essere amato da lei è 10 su
questa scala. Se il desiderio è 10, la paura di essere lasciati, più
esattamente di essere abbandonati, è 10! Se i fatti ti dicono che il
rapporto di coppia sta per finire, vuol dire che si sta andando nella
direzione delle tue paure: una cosa che tu non vuoi.
Da qui scaturisce il
conflitto, che anche lui ha valore 10, e che tu avverti come un
altissimo disagio.
Se invece una
persona ti interessa poco, se il desiderio di essere amato da lei è 2,
la paura che tutto finisca tra voi è 2!
Il conflitto ha
anche lui valore 2, quindi tu avverti comunque un disagio, ma molto
lieve, facilmente superabile.
Dove c’è un
disagio c’è sempre un conflitto. Dove c’è un conflitto, c’è una
paura.
Il lavoro che
dobbiamo fare è orientato ad individuare queste paure, ad osservarle,
perché sono queste che innescano dei processi automatici che ci fanno
star male a fronte di un evento “X”; ed agendo in modo automatico,
rapidissimo, sono comunque sempre attive, e noi non le vediamo.
Quando c’è
conflitto la mente si allontana dallo
stato di quiete, dove vi è insieme vigilanza e passività. Nello stato
di quiete la mente è in
condizione di confrontarsi con i fatti e di dare giuste risposte senza
azioni di rifiuto. Una mente tranquilla produce
cambiamenti ».
La
mia ansia aveva bisogno in quel momento di risposte ben precise, mentre
percepivo le parole di Giovanni un po’ teoriche e generali.
«Sì»
lo interruppi, «ma perché mi fa così male passare davanti al negozio
di Simona? Io accelero proprio il passo, mi sbrigo ad aprire il portone!».
«Vedi,
il tuo malessere produce un comportamento che ti vorrebbe allontanare,
distrarre dalle ferite che si sono prodotte con l’esperienza avuta con
Simona. Tutto questo, invece di essere la soluzione dei tuoi problemi,
li rafforza. Il desiderio di cambiare, di raggiungere dei risultati che
dovrebbero cancellare la
sofferenza, genera una tensione, uno sforzo.
La
mente, nella tensione di questa operazione, coinvolge il tuo organismo
in uno stato di ipereccitazione costante e protratta nel tempo che
consuma tutte le risorse. Sono risorse che l’organismo normalmente
possiede, ma vengono sfruttate in eccesso dallo stato di costante
ipereccitazione. Così che la quantità di risorse consumate, supera la
quantità di risorse prodotte. Lo sforzo distrae la mente che non riesce a vedere la paura da cui dobbiamo difenderci.
Questa
fatica invece di indebolire le paure che desideriamo eliminare, le
ingigantisce, le esaspera e ciò
lo avverti con un senso di angoscia, di disperazione, di impotenza.
Di solito si dice:
“Io sono forte perché resisto!”, ma ci si sforza tanto e non si
raggiunge niente. Una paura è reale quando la minaccia è reale, cioè
quando è in gioco la vita… che sò, problemi per assenza di cibo o di
una abitazione.
Tutte le altre paure
non hanno motivo di essere, sono “sconosciute”. Queste paure
sconosciute si nascondono, non ci fanno capire da cosa siamo minacciati
veramente. Se c’è una minaccia, se la paura è di tipo reale, il
corpo reagisce dando la condizione di ansia; allo stesso modo se la
paura è di tipo “sconosciuta”. Il corpo avverte che c’è una
minaccia, quindi avvisa del
condizionamento anche la mente.
Tutti questi
condizionamenti, e le strategie di condizionamento minacciano la nostra
esistenza, perché allontanano dalla perfezione.
Quindi la forza, il
coraggio devono consistere in una maggiore consapevolezza, scoprire
attraverso gli strumenti che ti darò, quali sono le minacce
“sconosciute”. Quella sorta di insoddisfazione e di malessere che tu
provi serve per capire cosa c’è che non va, e quindi per muoversi
nella direzione giusta. Il malessere, l’ansia, sono una conseguenza.
Ma comunque anche
l’evitare è un fatto, ha un significato per la tua situazione: è un
meccanismo protettivo.
Per arrivare alla
verità servono degli strumenti, che già da oggi ti darò.
Roberto, è
necessario conoscere queste cose perché sono i mattoni con cui dobbiamo
costruire, gli strumenti con cui tu devi cercare la tua verità,
all’interno della quale riscrivere le tue esperienze, dare luce e
significato diverso a tutto quello che ti è successo.. e questa è la
consapevolezza!
Il fatto di vedere
la tua ex non è il vero problema; per darti un’idea, Simona è come
se fosse un’enorme lavagna , su cui sono scritti tutta una serie di
problemi, tutta una serie di paure; il problema sono le tue paure che
devi attaccare ed estinguere, che devi eliminare da quella lavagna».
«Ma perché io sto
così tanto male, perché non posso semplicemente essere più forte,
come gli altri?» domandai.
«Sei fortunato ...
» rispose Giovanni. A queste parole pensai fortunato?
... ma come, sto così
male! ... Quindi replicai:
«Non riesco a
capire ... » ma non finii la frase, Giovanni continuò con enfasi:
«Sei fortunato,
Roberto! Il tuo potenziale, il tuo corpo, tutto il tuo organismo ti
bussa alla porta e ti dice “Roberto! Tu subisci un inganno! Sei pieno
di trappole, sei ingannato!”.
Allora, la tua forza
interiore ti avvisa dell’inganno. E come te lo dice? L’unico modo
valido per dire tutto questo, per avvisarti,
è la sofferenza, ed è la voce che ti fa capire in che direzione
ti devi muovere. Quindi la sofferenza non deve essere vista soltanto
come una cosa in negativo!».
L’enfasi di
Giovanni salì: «Non è negativa la sofferenza! Ma è un correttivo
educativo! Una volta che tu avrai visto, inquadrato la situazione,
utilizzerai la sofferenza per vedere le cose così come stanno, e allora
è fatta!
Raggiunto quel punto
di crescita, quando tu soffrirai, non sarà più per la tua sofferenza e
basta, ma la osserverai in maniera attiva e te ne servirai per andare
alla scoperta delle minacce che ti attentano.
Allo stesso modo di
un malessere fisico, come il dolore che produce il mettere la mano sul
fuoco, il tuo corpo ti avverte grazie al dolore, e ti protegge.
Vedi Roberto, noi,
ognuno di noi, si costruisce la propria realtà, ognuno ha un proprio
modello. E come modello,
intendo quello che generalmente viene definito “carattere” di una
persona. Quello che pensa ognuno di noi è vero; se io mi confrontassi
con te su un tema qualsiasi, potremmo trovarci in disaccordo. E non è
detto che quello che pensi tu sia più vero di quello che penso io, e
viceversa; semplicemente io e te abbiamo avuto delle esperienze diverse,
ma concrete, reali, da cui abbiamo imparato e che ci hanno formato in
quelli che siamo oggi.
Il giusto e lo
sbagliato, il bello e il brutto, la reazione ad ogni singolo evento che
ci capita nel corso della nostra vita, sono tutti prodotti dal nostro
modello, che altro non è che la nostra mente.
Quando nasciamo, il
nostro modello, il nostro “carattere”, è inesistente. Con il
passare del tempo, tutte le esperienze che viviamo vanno a scrivere su
questo modello, arricchendolo, perfezionandolo, arrivando ad essere così
una banca dati sempre a disposizione, che si attiva in modo automatico,
producendo, a fronte di un evento x, emozioni o comportamenti.
Anche i pensieri
sono prodotti dalla mente, e anch’essi sono prodotti in modo
automatico. Il rovescio della medaglia sta nel fatto che quando la mente
la fa da padrona, noi ci allontaniamo dalla verità delle cose.
Se nel corso della
tua vita ti muovi verso “A”, e vieni penalizzato dagli altri, la tua
mente impara, acquisisce l’informazione che “A” non è la
direzione giusta; quindi ti muovi verso “B”, il tuo modello dice:
“B” è la direzione giusta!”. Ma se poi accade di essere
penalizzati dagli altri anche su “B”, allora si sta male, perché
non si capisce più qual è la direzione giusta verso cui muoversi. Ma
così facendo, Roberto, non si fa altro che rimettersi al giudizio degli
altri.
Occorre invece
osservare il vero stato delle cose, e poi, dico poi,
confrontarlo con il giudizio degli altri.
Il fatto di stare
male ancora prima di passare davanti al negozio di Simona, è dovuto ai
pensieri che vengono attivati dalla tua mente a fronte dell’evento
“Simona”.
I tuoi pensieri
vengono solo e soltanto dalla tua mente, dal tuo modello; in quel
momento si attivano automaticamente, condizionati dalle tue paure, e tu
stai male, e non sai perché.
Perché stai male
quando passi davanti casa tua?».
La risposta era
ovvia, non ci pensai un attimo:
«Perché vedo
Simona!».
«Bene» disse
Giovanni con calma, «ma perché stai male, è così brutta?».
Mi scappò un
sorriso : «Ma no! » poi riflettei un attimo:
« ... è perché
non mi vuole più bene».
«Benissimo Roberto!»
Giovanni accese il sorriso e continuò con entusiasmo:
«Adesso
perfezioniamoci: ti ricordi che prima ti ho spiegato che il disagio è
dovuto ad un conflitto, e che un conflitto avviene sempre tra un
desiderio ed una paura? Vediamo
allora di individuare la paura ed il desiderio che entrano in gioco in
questo caso. Allora qual è il desiderio?».
Ci pensai un po’,
poi risposi:
«Il desiderio è di
... essere amato da Simona».
«Ottimo. E visto
che la paura è sempre relata al desiderio, quindi opposta, sai dirmi
qual è la paura che entra in gioco?».
Mi sentii un bambino
delle elementari interrogato dalla maestra, tanto erano ovvie le
risposte, ma la faccenda diventava interessante, quindi risposi:
«La paura è quella
di non essere amati».
«Sì ... sì ...»
confermò Giovanni anche se il tono non era dei più convinti, e continuò:
«Diciamo più esattamente che la paura è quella di essere dimenticati,
di essere abbandonati. Quindi il tuo disagio è dovuto ad un conflitto
tra il desiderio di essere amato e la paura di essere abbandonato. E i
fatti ti dicono che tu stai andando proprio nella direzione della tua
paura, perché Simona non è più la tua ragazza».
Cavolo, è vero!
Pensai, mentre continuavo ad ascoltare
«Ma vedi, Roberto,
quello che invece accade è che tu stai male e non sai qual è il
processo che ti sta accadendo.
La sofferenza,
guidata da esperienze passate, porta ad evitare il dolore psicologico,
che posso eliminare solo se cerco le cose che mi fanno piacere.
Se cerco solo le cose che mi
fanno piacere, mi distraggo da quello che sta realmente accadendo. Se mi
distraggo da quello che sta realmente accadendo, non comprendo, non sono
consapevole e non cresco.
Se non sono
consapevole, non avviene nessun cambiamento, nessuna discriminazione e
non ho quindi possibilità
di scelta. La mente continuerà ad essere in conflitto e l’organismo a
subire una costante ipereccitazione.
Roberto, è
necessario conoscere queste cose, perché sono i mattoni con i quali
riscriveremo le tue esperienze. Daremo luce e significato a tutto quello
che ti è successo.
Ti servono però
degli strumenti che ti aiuteranno nella conoscenza dei tuoi
comportamenti e nel loro controllo da parte tua. Il primo strumento è
quello che io chiamo il Radar Metacognitivo che serve a sorvegliare l’attività della
mente».
«Vedi », continuò
Giovanni, «il radar è uno strumento che segnala la presenza di
ostacoli, così che possono essere evitati in tempo utile.
L’idea
è proprio questa: dobbiamo muoverci osservando tutti quei segnali che
il corpo ci dà: l’accelerazione dei battiti cardiaci, l’espressione
del viso, l’irrigidirsi dei muscoli ecc., compreso il pensiero che va
visto come uno dei tanti segnali del corpo.
A
tal riguardo si può associare il radar alla coscienza che ci rende
consapevoli di quello che ci sta accadendo. Quindi il nostro radar,
attraverso l’attività di osservazione consapevole, è
meta-conoscitivo poiché va “oltre” un’analisi immediata ed
emotiva di ciò che si sta vivendo.
Ti
affido dunque un compito: dovrai annotare su di un blocchetto tutte le
volte che stai male, può essere una situazione o anche solo un
pensiero. Me lo porterai la prossima volta e da questo inizieremo il
nostro progetto meta-conoscitivo.
Dovrai
procedere il questo modo:
1.Evento: descrivi il fatto che causa il tuo malessere
2.Sensazione: dovrai spiegare la sensazione che provi in quel momento.
3.Giudizio: Qual é il giudizio automatico che esprime la tua mente in relazione all’evento.
4.Emozione: descrivi l’emozione che provi.
5.Comportamento:
analizza il tuo comportamento».
Avevo tutto chiaro e la cosa cominciava a coinvolgermi; presi il foglio del “compitino” e ci salutammo.
Fine terza puntata
Il testo pubblicato gratuitamente
finisce qui; per ricevere il libro completo scrivete a Roberto
Viscione.
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